Settantatré ragazzi ebrei in fuga attraverso l’Europa sconvolta dalla guerra arrivano a Nonantola, in provincia di Modena, tra l’estate del 1942 e la primavera del 1943. Accolti dalla popolazione locale, conoscono a Villa Emma una parentesi di quiete.

Dopo l’8 settembre ’43, con l’occupazione tedesca dell’Italia, si rende necessaria un’operazione di soccorso che li metta al riparo dal pericolo di cattura. I nonantolani scelgono allora di rischiare e, nonostante le difficoltà, tutti i componenti del gruppo raggiungono la Svizzera. A guerra finita, la maggior parte dei ragazzi s’imbarcherà da Barcellona per la Palestina. Un cono d’ombra però avvolge la vicenda: lontano da Nonantola, Salomon Papo e Goffredo Pacifici, un quindicenne di Sarajevo e un funzionario della Delasem affiliato al gruppo, verranno arrestati e deportati ad Auschwitz.

Foto di gruppo: i ragazzi ebrei davanti a Villa Emma
Foto di gruppo: i ragazzi ebrei davanti a Villa Emma

Il pomeriggio del 17 luglio 1942 arriva alla stazione di Nonantola un gruppo di quaranta giovanissimi esuli ebrei, provenienti da Germania e Austria, insieme a nove accompagnatori adulti.

spostamentiDiretti in Palestina, sono rimasti bloccati a Zagabria dall’invasione tedesca del 6 aprile 1941. Da lì, sotto la guida di Josef Indig e con un’autorizzazione straordinaria del Ministero dell’Interno italiano, sono passati in Slovenia. Raggiunti dai combattimenti a Lesno Brdo, dove hanno soggiornato per un anno, sono costretti a un ulteriore trasferimento.

È allora che la Delasem (Delegazione Assistenza Emigranti Ebrei) individua a Nonantola Villa Emma, da tempo disabitata, come luogo ideale dove ospitare i ragazzi.

Il 10 aprile 1943, si uniscono al gruppo altri trentatré ragazzi fuggiti dalla Bosnia e dalla Croazia. Arrivano da Spalato accompagnati da Jakov Maestro, anche loro con un’autorizzazione ufficiale. Sono in media più piccoli di quelli che già si trovano a Villa Emma. Ciò, insieme alla differenza linguistica, rende un po’ complicata la relazione tra i due gruppi.

L’approvvigionamento di un gruppo così numeroso in tempi di razionamento alimentare è molto difficile e oneroso. Il mercato nero è inevitabile, e per fortuna ci si ritrova in un contesto agricolo. Benché gli accompagnatori siano abili nel procurare generi di prima necessità, i ragazzi a volte soffrono la fame.

I ragazzi ebrei arrivati a Nonantola si trovano in un universo contadino molto distante per mentalità e condizioni materiali dai loro luoghi di provenienza. Nonantola è un paese della campagna modenese che nel 1942 conta 10.746 abitanti, molti dei quali residenti nelle frazioni limitrofe. L’agricoltura è la principale risorsa economica e assorbe circa l’80% della popolazione attiva; i professionisti, compresi maestri elementari e sacerdoti, non sono più di una trentina.

A guardarli da vicino, i ragazzi di Villa Emma appaiono distribuiti per età e per sesso (34 femmine e 39 maschi) lungo una gamma davvero varia: tredici bambini e bambine tra i 6 e i 12 anni, quarantadue adolescenti tra i 13 e i 17 anni, diciotto giovani tra i 18 e i 21 anni.

Scartata l’idea di mandarli alla scuola ebraica di Modena, verso la metà di ottobre del ‘42 si organizzano, presso la Villa, quattro classi per diverse fasce d’età. Vi si insegnano musica, letteratura, storia, filosofia, antropologia, giudaismo, sionismo ed ebraico moderno; in più si studia l’italiano. Viene inoltre istituito l’obbligo di tenere un registro di classe; la partecipazione alle lezioni è obbligatoria, mentre gli esami sono facoltativi.

A sostegno delle attività scolastiche, i ragazzi possono contare su una fornita biblioteca, il cui nucleo centrale è costituito da libri provenienti da Lesno Brdo, cui se ne aggiungono molti altri procurati dalla Delasem, quasi tutti in lingua tedesca. Vi sono anche spartiti per pianoforte e canto, dischi e un grammofono. A fianco dei corsi scolastici, l’addestramento ai lavori agricoli e artigianali, in cui sono coinvolti contadini e persone di Nonantola.

Presto però si crea un contrasto nell’organizzazione delle attività culturali: il direttore Umberto Jacchía, nominato dalla Delasem, vorrebbe dare più spazio alle tradizioni ebraiche e alla letteratura italiana. Indig, giovane attivista sionista di tendenze laiche e socialiste, non è d’accordo: “È una farsa, se si considera che questo gruppo di ragazzi è capitato per caso nell’Italia fascista e dovrebbe invece essere preparato alla sua futura vita in Palestina!” (J. Indig).

Qualsiasi discussione con Jacchía risulta però inutile. Gli ebrei italiani presenti a Villa Emma, dove la Delasem sposta anche il suo magazzino, hanno paura. Ma da quando per ogni uscita diventa necessaria un’autorizzazione scritta del direttore, soprattutto per i più grandi è uno spasso andare “clandestinamente” in paese e tornare con la sensazione di aver vinto una sfida.

Nei primi tempi si registrano anche altri motivi di disorientamento, che agiscono sia sulla sensibilità dei ragazzi, sia sulla società statica e chiusa dei nonantolani: gli uni e gli altri si trovano di fronte a persone che non rientrano nel loro immaginario. Ci sono differenze di lingua, di stili di vita, di mentalità. Questi ragazzi che vengono da lontano, che parlano lingue diverse e imparano in fretta l’italiano sono dunque oggetto della curiosità dei locali, perché appartengono a mondi sconosciuti e non rientrano nei loro abituali parametri di giudizio, fatto che però non contrasterà le dinamiche positive dell’accoglienza.

Josef Indig, Don Arrigo Beccari, Giuseppe Moreali (1964)
Josef Indig, Don Arrigo Beccari, Giuseppe Moreali (1964)

L’impressione che Indig matura è che a Nonantola pochi aderiscano al fascismo e che quei pochi lo facciano “per ragioni più o meno pratiche” (J. Indig), tanto più che il regime, in zona, ha di fatto assunto il volto burocratico e piccolo borghese dell’avvocato Carlo Zanni, podestà dal 1930 al 1943.

Fino all’estate del 1943, ai ragazzi di Villa Emma la guerra sembra lontana. Il 25 luglio, a Nonantola, come in altri luoghi, si festeggia la caduta di Mussolini, nonostante il Maresciallo Badoglio, nuovo capo del governo, dichiari: “La guerra continua”.

Come misura precauzionale, nel mese di agosto, i responsabili di Villa Emma provvedono a richiedere in municipio nuove carte di identità, che vengono rilasciate senza l’annotazione “appartenente alla razza ebraica”.

Tutto cambia l’8 settembre, all’annuncio dell’armistizio con gli angloamericani. I responsabili del gruppo chiedono immediatamente aiuto a Giuseppe Moreali, medico condotto del paese, che nei mesi precedenti aveva intrecciato significativi rapporti con la comunità di Villa Emma. Capiscono che la situazione sta diventando pericolosa e occorre procurare nascondigli ai ragazzi, poiché la residenza non offre più un rifugio sicuro.

Il medico pensa che la soluzione migliore sia rivolgersi a don Arrigo Beccari, economo del seminario adiacente all’abbazia: con il consenso del rettore, mons. Ottaviano Pelati, ospiterà per alcune notti un numero consistente di ragazzi nelle stanze dei seminaristi.

Quando, la mattina del 9 settembre, le truppe tedesche entrano a Nonantola, Villa Emma viene dunque abbandonata. La maggior parte del gruppo si nasconde nel seminario; gli altri sono ospitati da numerose famiglie del luogo.

I ragazzi, però, non possono rimanere a lungo nascosti a Nonantola: la possibilità di un rastrellamento nazista è sempre più concreta. Hanno nuove carte d’identità, che permetteranno loro di passare indenni i controlli della Feldgendarmerie tedesca e della polizia italiana. Tramontata rapidamente l’idea iniziale di portare il gruppo a sud, incontro agli Alleati (dove solo alcuni tra i ragazzi più grandi si dirigono), l’unica alternativa rimane la Svizzera.

Dopo i primi tentativi finiti col respingimento alla frontiera, i nostri riescono a mettersi in contatto con le organizzazioni ebraiche presenti in territorio elvetico, che intercedono presso le autorità.

Lasciano così Nonantola divisi in tre gruppi, tra il 6 e il 16 ottobre 1943, e raggiungono in modo avventuroso la Svizzera, dove troveranno finalmente asilo. Dopo un periodo trascorso in vari campi di raccolta, il gruppo si ricostituisce a Villa des Bains, presso Bex. Finita la guerra, partiranno quasi tutti alla volta della Palestina, che raggiungeranno via nave da Barcellona, il 29 maggio 1945.

Salomon Papo e Goffredo Pacifici
Salomon Papo e Goffredo Pacifici

Tutti salvi, eccetto Salomon Papo e Gofferdo Pacifici. Il primo, quindicenne, giunge a Nonantola con il gruppo di Spalato; malato di tubercolosi, viene presto ricoverato nel sanatorio di Gaiato di Pavullo: non può quindi seguire gli altri in Svizzera. Arrestato nel marzo 1944, il suo nome compare nella lista di deportati da Fossoli ad Auschwitz con il convoglio del 5 aprile 1944. Il secondo, funzionario della Delasem, aveva soggiornato a Villa Emma e seguito il gruppo nella fuga verso la Svizzera. Sulla frontiera decide però di fermarsi, per aiutare altri ebrei a passare dall’altra parte. Verrà arrestato con suo fratello da militi fascisti e deportato ad Auschwitz.

Per conoscere Villa Emma: una bibliografia

Indichiamo i testi che hanno segnato le tappe della ricerca e dell’interesse sulla storia dei ragazzi di Villa Emma. La presente bibliografia integra quella che trovate nella sezione Pubblicazioni.


Ilva Vaccari

Villa Emma: un episodio agli albori della resistenza modenese nel quadro delle persecuzioni razziali

Quaderni dell’Istituto Storico della Resistenza in Modena e Provincia. Mucchi, Modena 1960.
Opera pioneristica sulla vicenda. Con il taglio della cronaca storica avvia di fatto gli studi su Villa Emma. Ha il merito di utilizzare, in riferimento all’azione solidale della popolazione nonantolana, un paradigma interpretativo associabile alla “resistenza civile”.


A cura di studenti delle scuole medie di Nonantola e dei loro genitori

I giorni di Villa Emma

Poligrafico Artioli, Modena 1978
Testimonia un forte coinvolgimento intergenerazionale verso la storia dei ragazzi arrivati a Nonantola nel 1942-43, assumendola come elemento di riferimento per la formazione di coscienze libere. Contiene un testo a fumetti per la sceneggiatura di un film amatoriale sulla vicenda, che in un secondo tempo verrà realizzato da Don Giovanni Gilli.


Giuseppe Pederiali

I ragazzi di Villa Emma

Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, Milano 1989
L’autore ricostruisce la vicenda attraverso un intreccio di realtà e finzione. Il libro ha il merito di diffondere la storia di Villa Emma presso un pubblico di lettori e nel mondo della scuola.


Villa Emma. I luoghi e le persone

Comune di Nonantola, Comitato per le Celebrazioni del 50° della lotta di Liberazione, 1995
Come per altri eventi legati alla seconda guerra mondiale, il 50° anniversario ha segnato un momento importante nell’impegno delle amministrazioni locali verso il recupero di memorie e testimonianze sul periodo 1940-45. Ne è prova questa pubblicazione sostenuta dal Comune di Nonantola.


Klaus Voigt

I ragazzi di Villa Emma a Nonantola

in Franco Bonilauri, Vincenza Maugeri (a cura di), Le Comunità ebraiche a Modena e Carpi.
Dal Medioevo all’età contemporanea, Giuntina, Firenze 1999
Si tratta di una tappa provvisoria della ricerca storica che vedrà la luce nel 2002. Può essere d’aiuto a chi volesse farsi un rapido quadro della vicenda.